Flash News
Home » cultura » C’era una volta la Valle del Sabato…
C’era una volta la Valle del Sabato…

C’era una volta la Valle del Sabato…

Ogni immagine rievoca in noi una riflessione che da momenti privati spesso si anima di suggestioni di più ampio spessore, perché passano dalla sfera individuale, di noi stessi, a momenti più collettivi e legati ad abitudini di vita, costumi e tradizioni dimenticate.

Questa fotografia degli anni Settanta, che nei giorni passati è stata condivisa sui social, offre a più riprese un’analisi di un’area geografica, quella irpina della Valle del Sabato, prossima al comune di Pratola Serra. E’ infatti un’immagine carica di ricordi più reconditi, per chi ha vissuto quegli anni ma anche per chi è nato in anni posteriori, quando ci si adoperava allo sventramento della Valle.

Ricordi che si intrecciano alle nostre origini contadine, comuni del resto a buona parte delle località del Mezzogiorno d’Italia. Rievocazioni che accendono l’evidenza di richiami agresti e mitologici, citati più volte negli Annali storici del XIX secolo, quando il Sabato era descritto come un corso fluviale dalla portata imponente e maestosa, fino al Sannio. Lì si ripercorrevano le vicende antropologiche delle janare che, per adattamenti lessicali al parlato locale, erano chiara allusione al culto di Diana, dea italica, latina e romana, patrona delle selve e degli animali selvatici, custode di fonti e torrenti.

A questa mitologia carica di immaginari locali e popolari si è sostituita con forza e talvolta con violenza, specialmente agli occhi dei più anziani e quindi dei depositari dei segreti di ogni angolo del proprio paese, un’altra mitologia con mostri e giganti di lamiera. Il fiume quasi non esiste più, è ormai un esile corso d’acqua e si respira aria fetida. Questo è il progresso, ma spesso si accoglie l’accezione del termine in riferimento all’area, con molto scetticismo della ragione. Le industrie rappresentavano il futuro, ma un futuro privato di uno sguardo attento ai luoghi e alla loro secolare bellezza e la conquista del futuro ha cancellato quella vocazione agreste e contadina tipica del posto.

 

Michela Marano

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top