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Giovedì 17 maggio alle ore 11 presso il Conservatorio San Pietro a Majella sarà presentato il volume: “Commedia e Musica al tramonto dell’ancien regime: Cimarosa, Paisiello e i maestri europei”

Giovedì 17 maggio alle ore 11 presso il Conservatorio San Pietro a Majella sarà presentato il volume: “Commedia e Musica al tramonto dell’ancien regime: Cimarosa, Paisiello e i maestri europei”

Giovedì 17 maggio, alle ore 11, presso la Sala Martucci del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli si presenta il volume «Commedia e Musica al tramonto dell’ancien règime: Cimarosa, Paisiello e i maestri europei» edito nel 2017 dalla casa editrice del Conservatorio «Cimarosa» di Avellino e curato interamente da Antonio Caroccia, docente dell’Istituto di Alta formazione musicale irpino.

Nell’ambito della rassegna «Parliamo di Musica», ideata da Marta Columbro, il prestigioso Conservatorio di Napoli accende i riflettori su una pubblicazione di grande respiro, incentrata sulla musica italiana e le sue notevoli influenze su quella europea nel XVIII secolo all’alba dell’Età dei Lumi. Davanti una platea qualificata, oltre al curatore Antonio Caroccia, interverranno la musicologa Renata Maione e il presidente dell’Istituto italiano per la Storia della musica Agostino Ziino mentre, sarà affidata al pianista Francesco Pareti l’esibizione musicale a conclusione della giornata.

Il volume «Commedia e musica al tramonto dell’ancien règime: Cimarosa, Paisiello e i maestri europei» accoglie le relazioni presentate durante il Convegno internazionale di studi tenutosi ad Avellino nel novembre 2016, promosso dal Conservatorio «Domenico Cirmarosa», presieduto da Luca Cipriano e diretto da Carmelo Columbro, che ha permesso di conoscere meglio il mondo della “commedia per musica”.

«La “commedia per musica” è un genere che deve essere ancora adeguatamente studiato e valorizzato; nonostante in tempi recenti non siano certo mancati studi ed edizioni atti a valorizzare l’immenso patrimonio disseminato tra archivi e biblioteche – spiega il curatore Antonio Caroccia – Il convegno di studi e i suoi relativi atti, si è posto l’obiettivo di integrare gli specifici studi di questo settore, come dimostrano i molteplici saggi accolti e armonizzati in questo volume».

I contributi di Friedrich Lippmann (Paisiello e Mozart: analogie e differenze nelle loro opere buffe), Daniel Brandenburg (Paisiello, Cimarosa e gli interpreti vocali: il mestiere degli operisti e la trasmissione del repertorio), Claudio Toscani («Ma quest’aria, cospetto! è assai noiosa; la musica a’ miei tempi era altra cosa»), Lorenzo Mattei («Con più lieti canti»: il coro nell’opera buffa) ed Eleonora Di Cintio (A passo di danza. Qualche osservazione circa i moduli coreutici contenuti nelle commedie per musica napoletane di tardo Settecento) si soffermano sugli aspetti generali del genere, con l’utile confronto di alcuni autori, di interpreti vocali, mettendo in luce, anche, la trasmissione del repertorio e i punti fondamentali come, ad esempio, il coro o i passi di danza.

I saggi di Ingrid Schraffl (Gli anni del Nationaltheater di Vienna. Un’epoca buia per l’opera buffa italiana), Elena Biggi Parodi (I drammi giocosi di Caterino Mazzolà e Antonio Salieri: La scola de’ gelosi, Il mondo alla rovescia) e Maurice Chales De Beaulieu (Composed but never staged: The Dramma eroicomico Cublai, Gran Kan de‘ Tartari 1786-88) sottolineano l’importanza del genere in una città “cosmopolita” come Vienna, con l’analisi delle fortunate messinscene degli spettacoli di Antonio Salieri.

I contributi di Anna Laura Bellina (Goldoni, Paisiello e la luna nuova), Piermario Vescovo (Due “disegnatori” italiani. Appunti su Goldoni e Piccinni), Giovanni Polin (Questa farsa buffa a quattro voci… è composta con recitativi in prosa et arie in musica. Tra prassi e sperimentazioni: note su storia, strutture e diffusione di spettacoli “misti” a Venezia nella seconda metà del Settecento) e Pervinca Rista (Il Conte Caramella di Goldoni e Galuppi: finestra sullo sviluppo del mezzo carattere) analizzano, invece, gli aspetti librettistici e musicali nella Venezia del tempo, città che sul finire del XVIII secolo detiene ancora un ruolo primario, per nulla secondario, nella divulgazione e diffusione della “commedia per musica”.

I saggi di John A. Rice (Amore mio bellissimo: Cimarosa’s “quartetto di nuova invenzione” and the Conti del Nord) e Federico Gon – Guido Olivieri (Toward A Critical Edition of Il matrimonio segreto by Bertati-Cimarosa: History, Sources, and Documents) analizzano dettagliatamente le fortune del Convito e del Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa.

Infine, i contributi di Francesco Cotticelli (Ragionando di fonti sul tardo Settecento napoletano), Antonio Caroccia (I manoscritti cimarosiani a San Pietro a Majella: vicende e inventari), Paola De Simone (Amore a dispetto e in gioco: fra eros e risus le tecniche del comico nei libretti di Giuseppe Palomba per i Teatri di Napoli), Paologiovanni Maione (Le stravaganze del conte o sia lo svelamento dell’ingranaggio comico), Marta Columbro (La figura di Pulcinella nelle opere di Domenico Cimarosa), Lucio Tufano (La stagione operistica 1781-1782 al Teatro dei Fiorentini di Napoli: meccanismi gestionali e occasioni creative) e Francesca Seller (La nuova organizza-zione dell’opera buffa al teatro de’ Fiorentini di Napoli 1813) affrontano, da diverse angolazioni, il ricco e complesso sistema produttivo napoletano: dalle fonti, alla librettistica, alla musica, all’organizzazione della macchina teatrale.

 

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