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La cultura, la bellezza, la politica: Presentazione di “Machina Mundi” & Intervista ad Antimo Cesaro

La cultura, la bellezza, la politica: Presentazione di “Machina Mundi” & Intervista ad Antimo Cesaro

 

Una splendida location in cui si fondono una duplice cultura (una del territorio e delle sue viti e l’altra dei libri) tra una bottiglia di buon vino e libri di cucina, tra i dizionari Garzanti e le ultime novità editoriali, un sabato prenatalizio ad Avellino, un aperitivo innaffiato dall’immancabile vino, tanti i giovani tra i presenti. Questi gli ingredienti che hanno caratterizzato la presentazione del libro di Antimo Cesaro, deputato e professore universitario, “Machina Mundi. Incursioni simbolico-politiche nell’arte federiciana”, edito FrancoAngeli.

Presso il Calafé Books&Wines di Benito Petrillo, al tavolo dei relatori ad aprire l’incontro è l’onorevole Angelo Antonio D’Agostino che presenta l’autore, con cui sta condividendo un’esperienza politica, a seguire il professore Umberto Petitto che inizia ad entrare nel vivo dell’opera soffermandosi sulla poliedrica figura di Federico II, sovrano illuminato che promuove la cultura e che si rivela essere di grande attualità. A far da eco al Prof. Petitto è il professore Sergio Barile, sottolineando come Federico II sia in realtà un espediente per rivelare che occorre cambiare approccio politico e va poi ad introdurre un ulteriore elemento del libro: la tensione tra machina e mundi, aggiungendo l’importanza delle dicotomie all’interno dell’opera. Inoltre il professore Barile si sofferma sulla crisi di modelli fino a quando non si rivela a tutti noi Papa Francesco che ci dice che per imboccare la strada della serenità bisogna allargare lo sguardo. Ad innescare la miccia è Luigi Pedata che pone due quesiti fondamentali: perché la scelta sia ricaduta su Federico II e se è possibile un parallelo con i politici di oggi.

Ad intervenire per ultimo è l’autore del libro Antimo Cesaro con una riflessione tra presente e passato in cui le dicotomie fanno da padrone a partire dal titolo costituito da un ossimoro, quel“Machina mundi”, il contrasto e la tensione tra l’artificio e la natura. L’intervento scorre velocemente spaziando da “Il Cantico dei Cantici” di San Francesco a “S’i’fossi foco” di Cecco Angiolieri (di nuovo la contrapposizione machina/ mundi) fino a Machiavelli che va “a dialogare con i classici” e a “La Grande Bellezza”, film di Sorrentino, invogliando ad apprezzare, interpretare e migliorare la grande bellezza che ci è stata donata. Poi, come nel libro, attraverso un’ermeneutica interpretativa, Cesaro introduce all’universo federiciano. Federico II è un po’ luciferino, considerato l’Anticristo, sebbene alla morte del padre e successivamente a quella della madre Costanza d’Altavilla, sia stato affidato a Papa Innocenzo III e fu addirittura scomunicato. Federico II crea il primo stato moderno, propone un codice legislativo e la nascita di una cultura, egli stesso era solito leggere almeno qualche pagina ogni giorno. Inoltre introduce nel regno italico le cifre arabe.

Viene sottolineato più volte durante la mattinata che la politica deve avere uno sguardo prospettico, ragionando per decenni ed emerge che l’operato del politico non deve essere solo materialistico e utilitaristico ma umanistico e che “l’Italia ha bisogno di una classe politica degna della sua cultura” come ha affermato lo stesso Cesaro.

 

INTERVISTA AD ANTIMO CESARO

Tommaso Campanella ricorre molto spesso nella sua produzione, dai primi scritti (“Tommaso Campanella. Aforismi Politici”, “Tommaso Campanella. De Politica”), fino al penultimo libro,“Tommaso Campanella. La Repubblica delle Bananab” che risale al 2011. Cosa l’affascina di questo filosofo?

Mi piacciono i pensatori e gli autori un po’ eretici perché solo chi è folle può cambiare veramente il mondo, con la loro visione e il loro pensiero divergente. Spesso pagano anche con la vita, ma sono pietre miliari, citando Steve Jobs “I pioli rotondi nei fori quadrati”.

“La Repubblica di Bananab” è vincitore della Sezione “Giancarlo Siani”del Premio Com&te. Cosa pensa a proposito della legalità?

La legalità penso sia espressione di una riforma culturale e non un atteggiamento dello Stato repressivo. Occorrerebbe un recupero della legalità a partire dalla scuola. É auspicabile un’educazione alla legalità, dovrebbe essere un modo d’essere, una mentalità e mai imposta.

Come vede il futuro degli Atenei del Sud alla luce dell’ultimo incontro del ministro Carrozza coi rappresentanti del Consiglio degli Studenti e i Rettori degli Atenei del Sud?

Gli Atenei del Sud hanno un futuro per la creatività e la genialità dei giovani. Occorre indubbiamente una perequazione delle risorse tra tutti gli Atenei d’Italia, con una straordinaria attenzione al Mezzogiorno. Questa perequazione delle risorse deve andare a confluire da un lato nella ricerca industriale e dall’altro nella valorizzazione dei percorsi umanistici e storico-artistici, anche in chiave turistica.

Dal 2007 è Presidente del Centro di Ricerca sull’Ermenueutica Simbolica dell’Opera d’arte. Ce ne parli brevemente.

Il C.R.E.S.O. è stato creato con i giovani per riscoprire e guardare in maniera pluriversa il nostro patrimonio storico-artistico. Un bene culturale diviene volano per lo sviluppo del territorio. La sede principale è situata a Napoli, ma è presente anche una sede a Capua. Ed è pensabile anche una presenza in Irpinia perché merita un’attenzione che fino ad ora non c’è stata.

 

Giovanna Di Troia

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