Accade oggi:” la battaglia di Benevento”

La madre di tutte le battaglie. Quella che cambiò il destino del Mezzogiorno Italiano. Almeno secondo alcuni storici. Il 26 febbraio del  1266 due eserciti si scontrarono a Benevento. Da una parte l’armata di Manfredi di Svevia, dall’altra quella di Carlo d’Angiò. In ballo c’era il Regno di Sicilia che si estendeva su tutta l’Italia meridionale.  Manfredi era il legittimo sovrano.  Figlio di Federico II, era asceso al trono nel 1258, ma già dal 1250 esercitava la funzione di reggente. I primi anni del suo regno furono difficili. Manfredi  fu spesso impegnato in continue scaramucce con il papato. La  politica dei pontefici in quel periodo  era orientata dalla sindrome di accerchiamento:  la Santa Sede temeva infatti di essere stritolata da due giganti,  perchè a nord incombeva l’ Impero e a sud il Regno di Sicilia. Ed entrambi erano sotto controllo degli Hohenstaufen. Il rischio era che la dinastia tedesca decidesse di creare un dominio continuo dalla Germania fino alla Sicilia, inglobando appunto il Papato.  Per preservarne l’autonomia, Urbano IV, nuovo successore di Pietro, chiese l’aiuto del francese Carlo d’Angiò, promettendogli in cambio il trono del Regnum.

LA DISCESA DI CARLO  – Nel 1265 Carlo d’Angiò scese in Italia. Ma lo scontro  decisivo avvenne solo l’ano successivo a Benevento. La battaglia iniziò al mattino, quando Manfredi fece avanzare la sua prima linea, composta da arcieri e cavalleria leggera sul ponte. Queste forze attaccarono la fanteria francese, ma furono presto messe in fuga dal primo battaglione angioino. Allora il primo battaglione svevo attraversò il ponte e contro-caricò i francesi. In un primo momento, i mercenari tedeschi sembravano inarrestabili: tutti i colpi rimbalzavano sulle loro corazze. Carlo si vide quindi costretto ad impiegare anche il suo secondo battaglione. I tedeschi intanto continuavano ad avanzare, ma i franco-angioini scoprirono che la nuova armatura a strati di piastre non proteggeva le ascelle quando il braccio veniva alzato per colpire. E così i soldati di Carlo d’Angiò iniziarono a colpire gli avversari in quel punto scoperto. Contemporaneamente  i comandanti francesi diedero ordine agli arcieri ed ai fanti, di colpire i destrieri dei cavalieri nemici, causando gravi perdite e notevole confusione nella cavalleria sveva.

LA DISFATTA DI MANFREDI  Le sorti della battaglia da quel momento volsero velocemente contro Manfredi. Tutte le sue forze avevano attraversato l’unico ponte sul Calore per raggiungere il campo. Allora Carlo aveva ordinato al suo terzo battaglione di circondare su entrambi i lati  i soldati di Manfredi che furono rapidamente messi in fuga. Davanti alla disfatta, quasi tutti i nobili del regno di Sicilia, presenti nel terzo battaglione di Manfredi, abbandonarono il campo, lasciando solo il re con pochi fedelissimi compagni d’arme. Dopo aver scambiato la sopravveste reale con il suo amico Tebaldo Annibaldi, Manfredi e i suoi seguaci si gettarono nella mischia, in cerca di una morte eroica, e furono uccisi. 

CONSEGUENZE – Dopo la vittoria, Carlo d’Angiò conquistò in poco tempo tutto il regno e divenne il primo sovrano della dinastia angioina. Il corpo di Manfredi  fu invece riconosciuto dai soldati francesi che lo seppellirono sul campo di battaglia sotto un mucchio di pietre. Un ultimo  omaggio  per onorare il suo valore.

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltfgeis

 

 

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