Avellino, venerdì 6 aprile alle ore 18.30 presso il Palazzo Vescovile si terrà la proiezione del docufilm: “Il Carmelitano, la storia di Padre Alberto Bellotta”

Prosegue l’attività di promozione del cinema italiano da parte del Centro Studi Cinematografici. Per il 2018 sono previste, sotto l’egida di CinePrime, una serie di incontri con proiezioni di opere ed autori del nostro territorio.

Il primo appuntamento di quest’anno è fissato per venerdì 6 aprile, presso il Salone del Palazzo Vescovile, in piazza Libertà, ad Avellino, alle ore 18.30, con un evento dedicato al cinema irpino.

In collaborazione con l’associazione culturale TalentoZero di Contrada, infatti, si terrà la proiezione del docufilm “Il Carmelitano, la storia di padre Alberto Bellotta”.

Saranno presenti all’incontro: Alfonso Bruno (Presidente Campania Centro Studi Cinematografici), Gaetano Gaeta (pro loco Contrada – curatore della ricerca storica), Vincenzo Bruno (Pro loco Contrada), Michele Urciuolo (regista del “Il Carmelitano”), Antonio Iannaccone (attore).

L’IDEA

L’idea del docufilm nasce dalla collaborazione dell’associazione TalentoZero con la Pro Loco di Contrada. Era già da qualche tempo che TalentoZero, associazione impegnata nel campo teatrale, stava cercando di mettere in atto una produzione cinematografica. Dopo una lunga meditazione sul tema da trattare è venuto fuori la rievocazione storica dei fatti legati a Padre Bellotta. Il frate ha descritto minuziosamente, in un libretto di appunti, la cronologia dei fatti legati alla ricostruzione del Monastero dei Frati Carmelitani. Il libro è l’unico documento che è rimasto integro e ci riporta tutti gli avvenimenti dell’epoca che ha contraddistinto il priorato di Padre Alberto Bellotta. Tutti i fatti sono stati recuperati grazie agli studi del professore Gaeta.

TRAMA

Anno 1630, siamo in bassa Irpinia. Il feudo di Forino è governato dal Ottavio III, principe di Forino. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1634, sua moglie la principessa Marzia Carafa si ritrova a dover governare un feudo ormai allo stremo: terremoti, peste e moti rivoluzionari mettono a dura prova la principessa. Marzia, dopo la morte del regnante primogenito a solo 10 anni avvenuta nel 1637, fa voto alla Madonna del Carmine affinché l’assista ad affrontare la dura alla quale è chiamata e alle tante sventure che ha dovuto affrontare. La principessa commissiona ad un pittore la realizzazione di un quadro che raffigura la Santa Vergine e ne fa dono al convento dei frati carmelitani. Di li in poi si impegna affinché si possa ristrutturare il decadente convento. Nel 1648 ottiene il nulla osta per edificare la struttura nella vicina Contrada. Nello stesso anno arriva al monastero un giovane frate. Padre Alberto Bellotta ha appena 22 anni è un giovane brillante, amante degli studi e molto dotto. Il frate avrebbe voluto continuare gli studi, a lui così cari, ma i suoi superiori gli descrissero la sua destinazione come un posto ameno, quasi un paradiso terrestre. In effetti il giovane frate trova un luogo disastrato, semidistrutto dal terremoto e dall’incuria, un posto che lui stesso definirà “una capanna di pecore”. Rassegnato e consapevole che quello è il disegno divino, si adopera affinché possa portare avanti la ricostruzione del monastero. Il frate riceve una cospicua somma dalla principessa Marzia la quale morirà nel 1650. Il frate trova conforto nell’amicizia con padre Telesforo Magniacapra, suo compagno di noviziato che ritrova nel convento di Contrada. Padre Alberto è deciso: il convento sarà ricostruito. Con l’aiuto dei frati e delle tante persone che doneranno somme di denaro l’opera ha inizio. Il frate diventa ben presto priore del convento e nonostante le tante proposte fatte dai suoi superiori per cambiare sede lui, in quella che aveva descritto come una capanna di pastori, ci resta fino al giorno della sua morte avvenuta a circa 80 anni. Tante sono le vicende che si intrecciano, ma quella più spiacevole è il furto dei gioielli dalla statua della madonna, descritta dallo stesso frate come “straggia crudele, barbara et inhumana”. La storia termina con la ricostruzione del monastero e con il frate, ormai vecchio e stanco, che è riuscito a portare a compimento il suo sogno e il suo destino.

 

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