F. Andria – Avellino 1 – 1, altra prestazione dei Lupi assai imbarazzante. Pari prezioso solo per… Braglia

F. Andria – Avellino 1 – 1

Fidelis Andria: Dini, Carullo, Benvenga, Bolognese (dal 71′ Dipinto), Casoli, Sabatino (dal 77′ Venturini), Tulli (dal 71′ Bubas), Alberti, Bonavolontà, Alcibiade, Zampano (dal 77′ Di Noia). A disposizione: Vandelli, Paparesta, Venturini, Fontana, Dipinto, Di Noia, Lacassia, De Marino, Avantaggiato, Bubas, Nunzella, Pelliccia. All. Ciro Ginestra.

Avellino: Forte, Ciancio, Dossena, Silvestri, Mignanelli, Mastalli (dal 71′ Matera), De Francesco, Carriero (dal 66′ Aloi), Micovschi (dal 71′ Rizzo), Di Gaudio, Gagliano (dal 54′ Plescia). A disposizione: Pane, Tito, Sbraga, Bove, Messina. All. Piero Braglia.

Arbitro: Simone Galipò di Firenze. Assistenti: Zanellati di Seregno e Piatti di Como. Q.u: Delrio di R.Emilia.

Marcatori: al 62′ De Francesco (Rig.), al 64′ Benvenga (F.A., Rig.).

Ammoniti: Casoli (F.A.), Carullo (F.A.), Dossena, Forte, Bubas (F.A.), Mignanelli. Rec.: 0′ pt; 4′ st.

Pensavamo e speravamo che la prestazione vergognosa dei ragazzi di Braglia in quel di Viterbo, al cospetto del Monterosi, sarebbe stata ineguagliabile. Ci sbagliavamo, perchè anche quest’oggi, in casa della Fidelis Andria (altra compagine, almeno sulla carta, non all’altezza dello spessore tecnico dell’Avellino) i Lupi sono stati assolutamente imbarazzanti.

Scesi in campo, senza D’Angelo, Maniero e gli infortunati “pregressi” Kanoute e Scognamiglio, i Biancoverdi hanno restituito ai propri tifosi un’altra prestazione inaccettabile, ai limiti del disonore calcistico. Centrocampo a tre con gli impalpabili ed irritanti De Francesco e Mastalli ad affiancare Carriero.

Disordinati e senza sapere cosa fare durante il possesso palla, con il solito atteggiamento attendistico ed esasperatamente improntato alla cautela tattica, in fase passiva, gli uomini di Braglia hanno restituito un primo tempo assolutamente inguardabile, con un centrocampo senza un barlume di idea, ed una fase attiva del tutto inesistente.

Del resto, lo stesso costante stazionamento della formazione avellinese, ostinatamente dietro la linea della palla, l’ha detta lunga e netta sulla volontà di mister Braglia di giocare una partita all’insegna del “prima non prenderle”. In pratica, nei primi quarantacinque minuti, sul versante biancoverde è stata la noia a regnare sovrana, lasciando spazio solo ad un effimero sprazzo di percussione offensiva, per opera di Di Gaudio, che stava per portare alla marcatura dei Lupi. Poi, il nulla assoluto.

Nella ripresa, mister Braglia, dopo avere avvicendato Gagliano con Plescia, non ha mutato di una virgola l’assetto tattico. In ogni caso, vuoi per l’atteggiamento “rispettoso” dei Pugliesi, vuoi per mera forza d’inerzia, De Francesco e compagni hanno fatto intravvedere qualche segnale di propositività, ma tiri in porta neppure a sognarli.

Ci è voluto, al 62′, un calcio di rigore a favore (concesso per un plateale atterramento di Plescia in piena area pugliese) per offrire l’opportunità ai Lupi di passare in vantaggio. Sul dischetto è andato De Francesco che non ha perdonato il portiere andriese Dini (ex di turno). Ma non c’è stato neppure il tempo di realizzare che l’Avellino era riuscito a segnare, che i Pugliesi sono riusciti subito a pareggiare, restituendo pan per focaccia ai biancoverdi, grazie ad un errore colossale di Dossena su disimpegno, Forte è costretto ad atterrare Alberti: rigore per l’Andria, trasformato con freddezza e precisione da Benvenga.

Dopo qualche minuto è uscito dalla contesa anche Carriero per infortunio, csostituito da Aloi. Ad una ventina di minuti dal novantesimo, Braglia ha tolto Micovschi per inserire Rizzo, passando così ad un tranquillizzante 5-3-1-1. Era chiaro l’intento del Maremmano (a rischio di esonero in caso di sconfitta): portare a casa un pari per salvare la faccia e soprattutto la panchina.

Così, pur esercitando un minimo di supremazia territoriale, i Lupi non sono più stati in grado di impensierire la pur munita difesa della compagine pugliese, a cui, evidentemente, stava altrettanto bene il pareggio. Il triplice fischio dell’arbitro ha posto fine ad un’altra prestazione scialba e senza mordente degli uomini di Braglia, che, almeno lui, ha trovato qualche motivo di consolazione, riuscendo a salvare il proprio posto sulla panchina biancoverde.

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