Konìa: il buio e la polvere, il cortometraggio sul terremoto dell’80 prodotto dalla Compagnia teatrale Clan H

Il 23 novembre del millenovecentottanta alle 19:34, in contemporanea su social, on line e in onda in diverse tv provinciali e regionali, verrà trasmessa la prima del cortometraggio dal titolo: Konía, il buio e la polvere.È uno sforzo completamente autonomo partorito della compagnia teatrale Clan h e sviluppato su un’idea di Salvatore Mazza. Konía: è una preghiera, un’orazione alla terra d’irpinia per sfuggire all’oblio e la dimenticanza. Konìa, con una sceneggiatura sobria e stilizzata, narra dei “rinati”, coloro che sono riusciti a salvarsi dalle macerie, intese, anche, come macerie dello spirito e dell’anima, una rinascita dal buio e dai calcinacci; è anche la storia di “quelli che restano” nei propri paesi d’origine, ormai svuotati, spolpati; è il dramma di “quelli che vanno”, che decidono di partire, di allontanarsi, di chiudere la porta dietro di sé; ma, tra le righe, è tratteggiata anche la malinconia di “quelli che non tornano”, neanche nell’estati o una volta ogni tanto o nelle feste comandate. Il vuoto e gli spazi desolati dei paesi ricostruiti, incede di pari passo con il vuoto avvertito, da chi all’indomani di quel 23 novembre si è sentito “spaesato”, privato di un paese e “spaesato”, disorientato. Cosa è rimasto dopo quell’immane tragedia? Cosa è cambiato in questi quarant’anni? La linea narrativa del corto non vuole dare e non dà risposte, non solleva dubbi di carattere politico o del “si poteva fare e non si è fatto”, ma vuole rendere gli sradicati, gli “impolverati”, gli assenti, vivi in noi e con noi.

“È nostro personale ricordo e omaggio” dice Salvatore Mazza, “a tutte le vittime di quel giorno. La ferita che abbiamo voluto narrare è una ferita dell’essere, una ferita dei sensi difficile da rimarginare. Il terremoto, nella sua tragicità, ci ha avvicinati, al contrario di questa pandemia, che causa di forza maggiore, ci ha distanziati e indeboliti. Resteremo sempre più smemorati, quiescenti e immemori? Spero vivamente di no, ma è importante fare della nostra “patria” la riflessione, il ricordo e la memoria.” Gli attori protagonisti del corto sono: Salvatore Mazza, Andrea De Ruggiero, Santa Capriolo, Felice Cataldo, Laura Tropeano  e Sabino Balestrieri, coadiuvati dal direttore artistico e regista  Lucio Mazza. Sono presenti i brani musicali “Frammenti narranti” di Mario Cesa eseguito dal violoncello di Sergio De Castris e i suoni del brano “Seismos” di Massimo De Feo.

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